Bomba IMU e catasto. Patrimoniale in arrivo. Lo dice Draghi!

Il prof. Mario Draghi l’ha confermato nei suoi interventi presso le camere del Parlamento in occasione della fiducia. La priorità è la messa in sicurezza del Paese. Solo con questa condizione si possono fare tutte le riforme necessarie. La prima è quella del fisco. In discussione sia l’esenzione dell’abitazione principale sia la cedolare sugli affitti, e rivedrà il catasto, andando a modificare i valori sulla base dei quali si calca l’IMU. In pratica la patrimoniale è servita.

DI GIANNI CARBONE

Il prof. Mario Draghi l’ha confermato nei suoi interventi presso le camere del Parlamento in occasione della fiducia. La priorità è la messa in sicurezza del Paese, cercando di sconfiggere nel più breve tempo possibile il Covid 19 e superare l’emergenza sanitaria ed epidemiologica. Solo con questa condizione si possono fare tutte le riforme necessarie. La prima importante riforma che il Governo affronterà è quella del fisco. E su questo il premier è stato chiaro. Rivedere la curva della tassazione sui redditi, Irpef, ed intervenire invece sul mattone. Molto probabile il nuovo Governo rimetterà in discussione sia l’esenzione dell’abitazione principale sia la cedolare sugli affitti, e rivedrà il catasto, andando a modificare i valori sulla base dei quali si calca l’IMU. In pratica la patrimoniale è servita.

Incubo patrimoniale. La proposta pre-Draghi

Quando si annuncia una patrimoniale, la politica va in escandescenza. Probabilmente perchè si toccano i patrimoni anche dei politici, o di imprenditori o comunque di quella casta che spesso non rappresenta la maggioranza degli italiani. Accadde nel 1992 quando invece tutti gli italiani si ritrovarono dalla notte alla mattina tra il 9 e 10 luglio un prelievo del 0,6 percento sui depositi. Nello specifico il d.l. 11 luglio 1992, n. 333, recante “Misure urgenti per il risanamento della finanza pubblica”, dichiarava:

è istituita una imposta straordinaria sull’ammontare dei depositi bancari, postali e presso istituti e sezioni per il credito a medio termine, conti correnti, depositi a risparmio e a termine, certificati di deposito, libretti e buoni fruttiferi, da chiunque detenuti.

La proposta invece dei deputati Matteo Orfini (Partito Democratico) e Nicola Fratoianni (Leu) come primi firmatari di un gruppo di altri deputati non va nella direzione di un prelievo forzoso, indiscriminato. La proposta è articolata su un impegno all’abolizione di alcune tasse come l’IMU e l’imposta di bollo sui depositi titoli, e l’introduzione di una imposta dello 0,2% sui grandi patrimoni la cui base imponibile è costituita da una ricchezza netta superiore a 500 mila euro e fino a 1 milione di euro per arrivare al 2% oltre i 50 milioni di euro. Dal 2021 invece sui patrimoni di oltre 1 miliardo di euro, l’aliquota salirebbe al 3%. Interessati anche i patrimoni all’estero che producono redditi in Italia per i quali invece la proposta prevede una multa dal 3 al 15 percento in caso di mancata dichiarazione.

La patrimoniale secondo Draghi

Il pensiero di Mario Draghi sulla riforma fiscale è tutta in questa sua espressione:

Non è una buona idea cambiare le tasse una alla volta. Ci vuole una revisione profonda dell’Irpef, fatta di razionalizzazioni e semplificazioni del prelievo, in grado di ridurre gradualmente il carico fiscale trovando le risorse per farlo in un rinnovato e rafforzato impegno nell’azione di contrasto all’evasione.

Mettere mani al sistema di tassazione italiano, significa inevitabilmente intervenire anche sul patrimonio degli italiani. Già oggi le proprietà sono oggetto di tassazione. Dalle case, all’auto, al televisore, per poi passare dalle imposte sulla successione, sui beni di lusso, sulle pensioni d’oro.

Riformare il sistema fiscale, non è solo rivedere l’imposizione, alleggerire le tasse, andare verso una tassazione più equa tra lavoro dipendente e lavoratori autonomi, con la finalità alla fine di spingere sui consumi e quindi aumentare indirettamente il PIL, ma soprattutto dove trovare le risorse per fare tutto questo. L’idea di Mario Draghi è quella di percorrere la strada danese che nel 2008 vide la nascita di una «commissione di esperti» che dopo un confronto con partiti e parti sociali presentò al Parlamento un progetto di riduzione del carico fiscale per due punti di Pil, con un taglio all’ultima aliquota marginale e un aumento della soglia di esenzione. Dove reperire quei 2 punti di PIL (in Italia nel 2018 il PIL era 2,084 mila miliardi di USD)? Bisogna far leva sui fondi del Recovery Plan e per forza anche sullo spostamento del carico fiscale dalle persone alle cose. Rivedere l’IMU e rimettere mani anche al sistema dell’IVA. 

Sintetizzando la riforma fiscale si baserà su alleggerimento della pressione sul lavoro, spostamento del carico verso consumi e patrimoni e riforma del catasto.

IMU e Catasto: due vie per la patrimoniale

A far discutere sarà inevitabilmente anche il fisco sul mattone, su cui già in questi giorni Confedilizia ha lanciato l’allarme dopo aver ascoltato le tante proposte portate dai tecnici di reintroduzione delle tasse sull’abitazione, revisione degli estimi catastali e ripensamento della cedolare secca. Temi fin qui considerati intoccabili, così come il taglio alle spese fiscali sempre ipotizzato mentre ogni manovra ne introduceva di nuove. Ma è da capire quanto i vecchi tabù potranno resistere al drastico cambio di scenario prodotto dall’ingresso in campo di Mario Draghi.

Fin’ora l’IMU non è applicata sulle prime case. Ma il popolo italiano, in parte, possiede anche seconde case, così come le imprese posseggono immobili in cui svolgono l’attività sulla quale pagano tasse salatissime. Ma rimodulare la tassazione sul lavoro, sia esso dipendente che autonomo, richiede il reperimento di risorse. La fascia attuale dei redditi tra 26.000 e 40.000 euro è quella soggetta ad un’aliquota marginale molto penalizzante, su uno scaglione molto disomogeneo. Ciò scoraggia la produzione (e la dichiarazione) di redditi aggiuntivi e l’occupazione, in particolare femminile e giovanile. Spostare la tassazione sul patrimonio, riducendo quella su lavoro potrebbe aumentare i consumi e far ripartire l’offerta. Sembrerebbe una spirale virtuosa, a condizione che l’eventuale reintroduzione di una tassa sulla casa, o un aumento della stessa per effetto della revisione dei valori del catasto, non sia iniqua a fronte della riduzione delle tasse sul lavoro.

IMU: chi non deve pagare

Nel 2021 sono diversi coloro che non devono pagare l’IMU in modo totale o parziale. Proprio queste categorie potrebbero invece vedersi ridotti tali vantaggi. Ma chi sono?

In presenza di fabbricati che sono dichiarati inagibili o inabitati, l’IMU è cancellata della metà. Infatti l’articolo 1, comma 747, lettera b) della legge n. 160 del 2019 prevede la riduzione del 50% della base imponibile ai fini del calcolo dell’Imu. In altre parole, metà si paga e l’altra metà della tassa IMU è cancellata.

Chi possiede una seconda casa e la concede ai propri figli o genitori in comodato d’uso gratuito, mediante regolare contratto registrato, può chiedere che metà dell’IMU venga cancellata. Questo vale però solo se chi concede il fabbricato in comodato d’uso, ne possegga un altro in cui dimora come abitazione principale nello stesso comune. Così come i figli o genitori che ricevono il fabbricato in comodato d’uso gratuito lo utilizzino come abitazione principale. Il contratto di comodato d’uso gratuito dovrà essere registrato scontando quindi le imposte di registro previste dal caso. 

Nel novero dei fabbricati per i quali è possibile ottenere una cancellazione della metà dell’IMU ci sono i fabbricati che hanno interesse storico e artistico, e coloro che sono residenti all’estero ma hanno un immobile di proprietà in Italia. ADVERTISEMENTnull

Particolare trattamento è riservato alle case dei minori che sono assegnate ai genitori affidatari. Nel caso in cui, a seguito di provvedimento del giudice, i genitori che hanno avuto l’affidamento di minori, spostano la loro dimora insieme ai figli adottivi, nella casa abituale di dimora dei figli, non devono pagare l’IMU. 

Chi deve pagare l’IMU nel 2021

Scade il 28 febbraio 2021, il termine per il pagamento del conguaglio IMU 2020. Essendo il 28 febbraio una domenica, non ci saranno sanzioni se il pagamento avverrà il 1 marzo. Ma chi deve pagare? Il saldo IMU pagato il 16 dicembre 2020 era stato effettuato sulla base di aliquote non aggiornate. Infatti per via dell’emergenza Covid, i comuni avevano avuto più tempo per deliberare le aliquote IMU 2020. La proroga era stata concessa dal MEF fino al 30 dicembre 2020 e poi estesa al 31 gennaio 2021. Sulla base delle nuove delibere comunali emanate entro la fine di gennaio 2021, sono state pubblicate le nuove aliquote IMU comune per comune. Dunque chi ha pagato la seconda rata a dicembre 2020 non è esonerato dal pagamento del conguaglio. Deve verificare sul sito del proprio comune se le aliquote 2020 approvate entro gennaio 2021 sono state confermate o meno. Nel primo caso non si dovrà pagare alcun conguaglio. Nel secondo caso, la scadenza per il versamento del conguaglio è fissata a lunedì 1 marzo. 

Pensioni d’oro: prelievo sopra i 100.000 euro

La domanda che ci si pone, anche in modo legittimo, è perchè scandalizzarsi di una possibile patrimoniale se la Corte Costituzionale ha ritenuto leggittimo il prelievo sulle pensioni d’oro. Infatti, se la Consulta è intervenuta sul tempo del prelievo, abbassandolo da 5 a 3 anni, per essere coerente con le misure di contenimento della spesa previdenziale disposte dalla legge di Bilancio 2019, ha ritenuto legittimo il prelievo sopra i 100.000 euro. E’ questo il valore oltre il quale si applica il contributo di solidarietà, o se vogliamo una mini-patrimoniale, con diverse aliquote: 15 per cento per la parte eccedente 100mila euro fino a 130mila euro. Venticinque per cento per la parte eccedente 130mila euro fino a 200mila euro. Trenta per cento per la parte eccedente i 200mila euro fino a 350mila. Trentacinque per cento per la parte eccedente i 350mila euro fino a 500mila euro. Quaranta per cento per la parte eccedente i 500mila euro.

Ad esempio per chi percepisce un reddito previdenziale di 350mila euro lorde l’anno, la sforbiciata arriva a 122.500 euro in un solo anno (367.500 in tre anni).

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