Tettoia, SCIA e potere di controllo: quanto tempo ha l’amministrazione?

di Giorgio Vaiana – 11/07/2021

Una questione di tempi. Già, perché i giudici del Tar Campania, con la sentenza n. 1538/2021 rimarcano ancora una volta i tempi che riguardano una SCIA (Segnalazione certificata di inizio attività). Soprattutto quelli che servono al Comune per l’esercizio del potere inibitorio-repressivo. Vediamo insieme.

Tettoia e ordinanza di demolizione

A presentare ricorso il proprietario di un immobile. L’uomo ha realizzato una copertura di legno antistante l’ingresso della propria casa presentando una SCIA. Per il comune, però, la copertura è stata realizzata “mediante prolungamento della preesistente copertura in legno aperta su tre lati” e quindi in ragione della “volumetria notevolmente superiore a quella consentita” e “della violazione della distanza minima di 5 metri da una strada comunale”, la tettoia va demolita. L’uomo impugna l’ordinanza di demolizione.

I termini per il potere inibitorio-repressivo

Trenta giorni: tanti ne ha disposizione il comune per poter bloccare una SCIA. Lo dicono i giudici spiegando quanto recita l’art.19 della legge n.241/1990. La SCIA, infatti, dicono i giudici, è un titolo valido ed efficace che può essere annullato solo mediante l’esercizio del potere di autotutela decisori da parte dell’amministrazione comunale. Ma questa non può farlo quando le pare. Ha un termine entro il quale la SCIA rimane confermata. Nel caso analizzato, dunque, dicono i giudici, l’ordinanza di demolizione è illegittima, in quanto il provvedimento repressivo-inibitorio di una SCIA già consolidatasi, è arrivato “oltre il termine perentorio di trenta giorni dalla presentazione della medesima e senza le garanzie e i presupposti previsti dall’ordinamento per l’esercizio del potere di annullamento d’ufficio”. Infatti, spiegano i giudici, “una volta perfezionatasi la SCIA, l’attività del Comune deve necessariamente essere condotta nell’ambito di un procedimento di secondo grado, avente ad oggetto il riesame di un’autorizzazione implicita che ha già determinato la piena espansione del c.d. ius aedificandi”. Il ricorso è stato accolto e l’ordinanza di demolizione è stata annullata.

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