Conto corrente: dal 15 ottobre pignorano tutto! Chi rischia?

DI FRANCESCO SANTONE

Dal 15 ottobre torna lo spettro della possibilità di pignoramento del conto conto corrente. L’Agenzia delle entrate e gli enti locali torneranno ad effettuare controlli e notificare ingiunzioni fiscali.
Andiamo quindi ad approfondire chi sono i soggetti maggiormente a rischio nel subire confische e quali sono i beni pignorabili e non pignorabili nel caso di notifica dell’ atto esecutivo.

Dal prossimo 15 ottobre torna lo spettro della possibilità di pignoramento del conto conto corrente.

Con la fine dell’emergenza Covid-19 termina anche la tregua concessa dal fisco per tutti coloro che non ancora saldato il conto delle cartelle esattoriali.

Dal mese di ottobre quindi Agenzia delle entrate ed enti locali come comune e regioni potranno riprendere a notificare le cartelle esattoriali oltre che ricominciare con  le attività di accertamento e riscossione.

I soggetti inadempienti potranno nuovamente essere oggetto di riscossione forzosa attraverso il sistema dei pignoramenti.

Come già scritto riprenderà anche l’attività dei comuni, molti dei quali con conti in rosso, che ricominceranno a notificare ingiunzioni fiscali tramite società di riscossione privata o Agenzia delle Entrate Riscossione per recuperare le somme dovute sui loro tributi, come il bollo auto, l’ Imu o la Tari.

Rischia quindi di non essere un bel mese quello alle porte per molti contribuenti, dipendenti o detentori di partita Iva, tutti rischiano di vedere pignorati i soldi disponibili sul proprio conto corrente.

Pensioni e stipendi per coloro che hanno debiti con l’Agenzia delle entrate non sono più al sicuro.

C’è da dire inoltre che chi non paga le tasse deve cominciare a mettersi in regola, per la felicità ed il rispetto verso chi le tasse le ha sempre pagate.

Ma come avviene il pignoramento del conto corrente? Ci si può difendere?

Se interessati al tema, di seguito un interessante video You tube tratto dal canale di Francesco Carrino, consulente economico e fiscale, in cui vengono elencati “5 trucchetti” per prendere tempo per evitare il pignoramento del conto corrente e tutelare i tuoi risparmi, il tutto ovviamento nel pieno rispetto della legge.

Conto corrente: dal 15 ottobre tornano le notifiche di cartelle esattoriali e pignoramenti

Il pignoramento è un atto esecutivo che prevede il blocco dei beni del debitore con lo scopo di risanare il debito verso il creditore procedente.

Potranno essere oggetto di pignoramento sia i beni immobili che mobili appartenenti al patrimonio del debitore.

Il pignoramento può essere di tre tipi:

  • immobiliare se riguarda beni immobili;
  • mobiliare in caso di beni mobili;
  • presso terzi che può riguardare il saldo creditore di un conto corrente bancario.

Parlando di redditi possono essere pignorabili fino ad un massimo del 20%.

Per quanto riguarda lo stipendio, la confisca non può superare un quinto dell’importo totale per  cifre che vanno oltre i 5.000 euro, limite che diventa un settimo nel caso di stipendi compresi tra i 2.500 e i 5.000 euro.

Sono esclusi dalla possibilità di essere pignorati pensioni di invalidità, sussidi e pensioni minime.

Le informazioni sui singoli conti bancari dei cittadini potranno essere facilmente reperite da parte dell’Agenzia delle entrate tramite l‘Anagrafe Tributaria.

L’atto di pignoramento dovrà indicare il credito per cui l’ufficiale giudiziario procede e i beni che si intendono pignorare. 

Come vedremo nei prossimi paragrafi ci sono parecchie limitazioni sulle attività di pignoramento come quello del 50% sul prelievo forzoso della giacenza presente in conti bancari cointestati.

Da sottolineare che tranne per particolari disposizioni, in caso di confisca il debitore potrà continuare ad usufruire del ben confiscato senza la possibilità di poterlo vendere o distruggere.

Pignoramento del conto corrente: chi è a rischio e come avviene?

Cerchiamo in questo paragrafo come avviene la procedura esecutiva del pignoramento.

Dal 15 ottobre ci sarà nuovamente la possibilità da parte di Agenzia delle entrate ed enti locali di ricominciare con la notifica di ingiunzioni fiscali, confische e prelievi forzosi verso i contribuenti debitori.

Procedura che non sarà uguale per tutti, ma che varia da  in base ai soggetti coinvolti.

Partiamo dal caso in cui il debitore ed il creditore siano due soggetti privati e nello specifico prendiamo in esame che il soggetto creditore sia rappresentato da un a società finanziaria o da un semplice fornitore.

In questo caso il creditore  per far valere il suo diritto al credito ed ottenere il pagamento del denaro che gli spetta, dovrà attraverso il lavoro svolto da un legale chiedere il pignoramento del denaro in giacenza sul conto corrente o dello stipendio presente in busta paga.

Sarà il giudice del tribunale ad autorizzare l’ufficiale giudiziario a notificare l’atto esecutivo al debitore e ad autorizzare la banca o il datore di lavoro a predisporre un fermo monetario destinato al creditore.

Abbiamo quindi analizzato la procedura su come avviene attuato un atto esecutivo come il pignoramento nel caso di contenziosi tra privati, le cose cambiano nel momento in cui il debitore sia rappresentato dallo Stato o da un ente locale.

In questo caso sarà l’ Agenzia delle Entrate-Riscossione a notificare il debito tramite l’invio di una cartella esattoriale, ovviamente dopo opportune verifiche e nel rispetto della normativa.

Di per se la cartella esattoriale è un atto esecutivo che promuove l’esecuzione forzata nei confronti della persona sia essa fisica o giuridica inadempiente.

Ricevuta la cartella esattoriale da parte dell’Agenzia delle Entrate il debitore non potrà fare altro che opporsi, rivolgersi ad un legale ed impugnare il provvedimento nei tempi e nei termini stabiliti dalla legge.

Nel  momento in cui scadano i tempi per l’impugnazione il debitore non avrà più modo di opporsi e si procederà con la confisca  dei beni o con il prelievo forzoso sul conto bancario o in busta paga.

Cosa non può pignorare l’Agenzia delle Entrate

Non tutti i beni possono però essere oggetto di pignoramento.

Tra i beni che il fisco non può confiscare al debitore c’è la prima casa, a patto che questi vi risieda e che rappresenti il suo unico immobile di proprietà, la normativa inoltre è chiara e per evitare aggiramenti, ha stabilito che la prima casa per non essere pignorabile dovrà appartenere alle categorie catastali A1, A8 e A9 ciò significa che non dovrà essere classificata come immobile di lusso.

Passando a beni minori non potranno essere confiscati mobili presenti all’interno dell’abitazione fondamentali per la vita quotidiana  come frigoriferi, lavatrici, tavoli, sedie, etc.

Beni che possano ledere la dignità o lo stato psicologico del debitore come l’anello nunziale, oggetti di culto, strumenti necessari per l’esercizio della professione, animali domestici.

Infine tra i beni non pignorabili ci sono le pensioni minime per il fatto che si valuta come somma indispensabile per vivere quella ricavata dalla moltiplicazione per 1.5 dell’assegno sociale, cifre al di sotto di 689,74 euro non potranno essere confiscate e qualsiasi tipologia di polizza assicurativa.

Rimangono fuori dai prelievi forzosi e dai blocchi anche pensioni di invalidità così come i sussidi previsti per rimanere fuori da soglia di povertà come per esempio reddito di cittadinanza, Naspi.

Ciò che invece sarà possibile sequestrare da parte degli agenti giudiziari sono tutti quei mobili che rappresenesentano un evidente valore artistico o di antiquariato oltre che ad animali posseduti per fini commerciali e che quindi rappresentano una fonte di reddito.

Conto corrente: come evitare il pignoramento

Dal 15 ottobre prossimo ci sarà nuovamente la possibilità di confische, pignoramenti e prelievi forzosi dal conto corrente, ma c’è un modo per evitare tutto questo?

Il modo più semplice resta quello di saldare il debito in un’ unica soluzione o mediante una rateizzazione dell’importo.

Per chi optasse  per la rateizzazione del debito potrà procedere attraverso la procedura che prevede l’autenticazione sul sito Agenzia Entrate-Riscossione e per debiti inferiori a 100mila euro una dilazione fino ad un massimo di 6 anni che  potrà essere estesa fino a 10 in situazione di graze difficoltà economica.

Pignoramento conto corrente: chi rischia di più

Il pignoramento è un atto esecutivo che coinvolge contribuenti, dipendenti o detentori di partita Iva, nessuno è al sicuro dai controlli del fisco. 

Il conto corrente del lavoratore dipendente corre però maggiori rischi rispetto a quello di un lavoratore autonomo, se sottoposti alla medesima sanzione il pignoramento eseguito sul conto del dipendente avrà una durata maggiore.

Il conto corrente del lavoratore autonomo una volta estinto il debito verso il creditore,  autorizzato dal giudice, tornerà immediatamente a disposizione dell’ ex debitore.

Non funziona così per il lavoratore dipendente con il conto corrente che sarà sottoposto a pignoramento anche nei mesi successivi all’atto di pignoramento. 

In pratica, verrà trattenuto il 20% ogni mese dello stipendio del lavoratore accreditato sul conto corrente.

Il lavoratore dipendente rischia di più perché il pignoramento dura fino a quando sul suo conto verrà accreditato lo stipendio mensile.

Conto corrente: attenzione all’atto di pignoramento!

Siamo arrivati alla fine dell’articolo, in qust’ultimo pargafo vorrei condividere una importante considerazione.

Come già detto dal 15 ottobre  l’Agenzia delle entrate potrà tornare a fare controlli e notificare cartelle esattoriali.

Il lavoro svolto dall’Agenzia delle Entrate però spesso risulta poco preciso.

Migliaia risultano essere i contribuenti  che annualmente ricevono avvisi di pignoramento privi di dati ed informazioni con l’indicazione del solo importo da pagare.

In tal caso, l’assenza di tali dati non consente una facile individuazione delle cartelle esattoriali sottoposte ad esecuzione forzata.

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